Zustìssia
Regia di Francesco Piras
Zustìssia: trama e cast del film
Zustìssia, diretto da Francesco Piras, racconta la vicenda di Beniamino Zuncheddu e la lunga battaglia per dimostrare la sua innocenza. Scopri la trama, il cast e l’approfondimento sul sito del Cinema Teatro Tito Schipa di Gallipoli.
La trama di Zustìssia
Sardegna, 1991. Il ventisettenne Beniamino Zuncheddu viene arrestato con l’accusa di aver sparato a quattro persone, uccidendone tre. L’unico sopravvissuto lo identifica attraverso una serie di fotografie e il giovane viene condannato all’ergastolo, pur essendosi dichiarato innocente e avendo fornito un alibi confutato da più testimoni.
Inizia così un’odissea carceraria durata 33 anni, forse «il più lungo errore giudiziario italiano». Dal 2016, l’avvocato penalista Mauro Trogu lavora per dimostrare l’innocenza di Zuncheddu, affrontando infinite lungaggini burocratiche. A poco a poco comprende che la vicenda del suo assistito si colloca all’interno di un quadro più grande di corruzione e vendetta.
Al centro della storia ci sono le testimonianze: quelle non credute e quelle false, orchestrate da chi si trova ben più in alto di un pastore, perché «le pecore bisogna tenerle d’occhio».
Dal libro “Io sono innocente” al film di Francesco Piras
Tratto dal libro Io sono innocente di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu, Zustìssia segna il debutto alla regia di Francesco Piras, già direttore della fotografia di Salvatore Mereu.
Il film fa leva sulla solidità del soggetto e della sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, che trasformano in narrazione cinematografica una vicenda complicatissima, costellata di depistaggi e battute d’arresto.
Piras si prende il tempo necessario per dipanarla visivamente, perché il tempo è il grande protagonista di questa storia: quello di Zuncheddu, che sembra non contare nulla, e quello strategicamente dilatato di una giustizia che si rifiuta di ammettere i propri errori.
Giustizia e fiducia al centro di Zustìssia
Il regista e gli sceneggiatori esplorano il tema della fiducia che gli italiani possono avere nella giustizia e la consapevolezza che questa possa realizzarsi attraverso la buona volontà dei singoli più che attraverso le istituzioni preposte.
Al contrario di Portobello, il film mette al centro le persone che possono scegliere di rendere la giustizia possibile. In questo senso appare particolarmente ispirata la scelta di Philippine Leroy-Beaulieu per il ruolo della procuratrice generale di Cagliari Francesca Nanni: il padre dell’attrice era marito di Silvia, figlia di Enzo Tortora.
Il cast: Michele Riondino e Fabrizio Ferracane
Michele Riondino fa di Mauro Trogu un uomo animato da un profondo senso di equità e compassione, disposto ad andare oltre il proprio incarico professionale.
Fabrizio Ferracane dà a Beniamino Zuncheddu una mitezza che non diventa mai totale rassegnazione. Solo contro i poteri forti, continua a dichiararsi innocente anche di fronte alla possibilità di ottenere qualche privilegio carcerario in cambio di un’ammissione di colpevolezza.
Completano il cast Geppy Cucciari, nel ruolo di una giornalista di Radio Radicale, e Francesco Colella, in quello di un pubblico ministero che ha intuito cosa si nasconde dietro la vicenda.
Un racconto tra carcere, tribunali e dignità umana
Zustìssia è narrato con essenzialità e rigore, le due armi che hanno reso possibile il riscatto di Zuncheddu. Il suo respiro rimane soffocato finché non può finalmente aprirsi.
Piras alterna visivamente gli spazi di vita del protagonista: dai pascoli aperti alla cella della prigione, dal bar dove, grazie a Trogu, riesce a trovare un impiego e a tornare in contatto con la gente, alle aule di tribunale che lo ricacciano continuamente in carcere.
La narrazione segue la strada della semplicità per avvicinare gli spettatori a una vicenda intricata, scomponendola a poco a poco. È lo stesso metodo di Trogu, che «mangia l’elefante un morso alla volta», rifiutando di accettare il corso degli eventi perché «una giustizia così fa paura».
Una storia di ingiustizia che lascia spazio alla speranza
Quando serve, Trogu coinvolge i media, ricordando che «quando c’è il pubblico la corte si comporta con più zelo».
Non mancano i tocchi di amara ironia in questa vicenda di «sequestro di Stato di un innocente», a metà fra Kafka e Sciascia. Una storia che riesce a far uscire lo spettatore dalla sala con un barlume di speranza, oltre che con un moto di rabbia per l’ingiustizia subita.
Date e orari
- 18:30
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